È sorto il sole, e insieme al sole un sacco di perplessità.
Si torna nel vecchio, ma io sono nuova.
Mi dicono sia normale, ritrovarsi spaesati.
Ma per me non lo è, non del tutto, almeno.
Io che per tutto il tempo non mi sentivo a mio agio,
che non sapevo più quale fosse il mio posto.
È con tristezza che rifletto che no, il mio posto nel mondo
non è nemmeno qui.
Non più.
È che non so stare con le altre persone.
Non sono proprio fatta per stare con gli altri.
E mi si stampa in testa quella frase, per tutto il tempo,
quel “I’m going nomad!”, di quella serie che me piace.
Vado tra i nomadi.
I nomadi, tra i motociclisti,
sono quelli che non hanno un club fisico di cui fanno parte.
Sono quelli che hanno scelto la via del solitario.
Ecco, quella sono io.
L’outsider degli outsider.
Mai davvero appartenente a nessun posto.
E troppe cose restano sospese, indecise, non dette.
Quante difficoltà.
Questa carretta arranca sotto il peso dell’aspettativa
e io non so che fare, non ho più pazienza, forse.
Ma mi sento solida e indipendente,
torno alla mia strada, mi spiace.
E resto indecisa…se è solo difficoltà o immemoria,
mi rispondo che in realtà non mi interessa.
Provare solo pietà per qualcuno che si è tanto amato
mi riempie d’angoscia e tristezza.
E mi dico che se tutto è stato scordato,
io ricordo, e allora non è stato inutile.
Mi dico che questo non mi piace,
quello che c’era forse,
quel che ci sarà non so.
Prendo su la mia forza e
impacchetto la tristezza, la disillusione della me ragazzina.
Ficco tutto nello zaino, alla rinfusa.
Non so bene che farci
con queste tristezze,
con queste chiacchiere, con queste emozioni.
Per ora le porto con me.
Ho bisogno di riflettere.
Una volta l’avremmo fatto assieme
ma quella persona non sono più io,
quella persona non sei manco più tu.
Queste persone nuove non si conoscono,
non si vogliono bene, forse nemmeno si stanno simpatiche.
Queste persone che non sono amiche, ma non riescono a fingersi estranee.
Che te credi, che ho disimparato a leggerti la faccia?
E penso che non l’hai fatto nemmeno te.
Finisce tutto in oblio, come sempre.
Mi torna in mente una cosa che m’hai detto tempo fa.
T’avevo giurato che sarebbe finita diversa, perchè io ero diversa.
Ma ero una ragazzina ingenua e te n’eroe.
Mo so na donna e te sei uno, uno dei tanti, nemmeno il migliore.
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