Essere, volere, voler essere…

Chi sono, cosa voglio…

Domande che ultimamente restavano piuttosto senza risposte.

Qualcuno mi ha detto che devo chiedermi cosa voglio, non chi sono.

(e a me la cosa mi è sembrata sensata, chi siamo non si evince forse dalla somma delle cose che vogliamo?)

Quindi ci ho provato.

Ma non funzionava, non funzionava per niente.

Per la prima volta in vita mia mi sono ritrovata a non sapere cosa volessi, o meglio, a volere una cosa e il suo esatto contrario.

Poi è successo,

così, a cazzo,

in un pigrissimo venerdì pomeriggio.

Ho capito che sbagliavo la domanda,

la sezionavo,

andavo troppo nello specifico.

Era un altro modo per chiedermi “chi sono?”.

Ho idea che questa storia della mania del controllo mi stia un po’ fregando…cioè che questa stronza sia decisamente più subdola di quanto credessi.

Comunque ho trovato la mia risposta, davanti a un monitor, con una tazza di caffè al fianco e della musica irlandese nelle orecchie.

A volte basta talmente poco per avere un’illuminazione che manco ce ne rendiamo conto.

Io, prima di tutto, voglio essere felice.

È un po’ generico, lo so, ma è da qui che parte tutto.

Voglio essere me stessa, con la mia caterva di difetti e accolli, perché fanno parte di me.

Voglio di nuovo avere il controllo della mia vita,

ma per averlo devo smetterla di appellarmi alla carità altrui e alla buonasorte.

Voglio realizzare tutti quei desideri che ho avuto per me stessa, da quando avevo 12 anni…

Voglio capire e farmi capire,

voglio sentire che non sto buttando il mio tempo.

Voglio mettermi in paro con la vita che mi sono fatta sfuggire in questi anni.

A volte bisogna avere la forza di chiudere gli occhi e buttarsi, anche se le cose non ci appaiono propriamente lineari e semplici, è così che si ottengono le cose migliori, a mio dire.

Ultimamente mi sono fatta fregare un po’ troppo spesso  dalla paura,

dall’ansia del “dopo”;

stavo sempre lì a preoccuparmi di cosa sarebbe successo dopo…

se un tipo mi piaceva, se avessi trovato un lavoro, se fossi andata in quel posto, se avessi detto quella cosa…

guardavo il dopo perdendo di vista l’ora, adesso, proprio qui.

Forse perché non mi sembrava ci fosse molto da fare, ora, forse perché mi sembrava troppo difficile o so un cazzo io cosa…

Mi preoccupavo che le cose potessero legarmi e imbalsamarmi prima ancora di averle cominciate.

Amo questi momenti in cui mi guardo attorno e le cose mi sembrano di nuovo tutte facili,

è come se qualcuno mi desse una spinta costringendomi ad andare avanti, a guardare cosa c’è ai miei piedi, per non inciampare.

Felicità…si, mi sembra un buon inizio….

=)

“Go raibh tú daibhir i mí-áidh

Agus saibhir i mbeannachtaí

Go mall ag déanamh namhaid, go luath a déanamh carad,

Ach saibhir nó daibhir, go mall nó go luath

Nach raibh ach áthas agat

Ón lá seo amach.”

“Possa tu essere povero di disgrazie,

ricco di benedizioni,

lento nel farti nemici,

veloce nel trovarti degli amici,

Ma ricco o povero, veloce o lento,

Possa tu non conoscere altro che felicità,

da oggi in avanti.”

Futuro…

Mi sono innamorata.

O forse no.

Non lo so, di preciso,

so solo come è successo:

era una sera, un freddo cane, io che prendo l’aperitivo e parlo…e mia sorella che mi guarda e mi fa’ “ma non sei innamorata, no?”

E io rispondo “No, non credo”

E una vocina dentro di me che mi fa “brava, perché anche se fosse così negarlo a parole non lo rende vero nella realtà”;

e mi consolo così.

Che idiota.

Da quel momento mi ritrovo ossessionata da quella domanda, di continuo la voce di mia sorella nella testa che mi chiede  “sei innamorata?”

E io che guardo e cerco una risposta.

Si.

No.

Boh.

Non lo so.

Mi piace ma…

MA.

Che senso ha questo ma?

Che senso ha questo “si”?

Lo capisco quando è troppo tardi, quando ormai non ha più senso dirlo (ammesso che ne abbia mai avuto uno).

E qual è la strategia migliore che trovo?

Tenerti a distanza, il più possibile.

Il che, per una come me, vuole dire cedere solo ogni tanto invece che ogni volta.

Che vigliaccata, mi vergogno di me

ma mi dico al contempo che non reggerei un altro crollo.

Cosa avrebbe fatto la vecchia me?

Nessuno di questi problemi, avrebbe sorriso a una sfida.

Dannazione, che odio, essere questa, ora.

Questa sciocca che ha bisogno di un sacco di parole per spiegare

ciò che era naturale.

Uffa.

Ha un senso l’istinto?

Hanno un senso le emozioni?

No.

Vorrei funzionare come una macchina, per passi logici

e invece funziono tutto il contrario.

Maledizione.

Mi vengono in mente quelle parole “il futuro”…

Quante dicotomie vedo nel futuro.

Vorrei spiegarle, ma è difficile.

E so che stanotte ho sognato e c’eri tu.

Non ricordo il sogno, ma so che era qualcosa di importante.

Il futuro…l’ho sognato così a lungo…e a te che sembri sempre avere tutte le risposte vorrei chiedere “ma quant’è lontano, ‘sto futuro? Quanto manca per arrivarci?”

Vorrei di nuovo poter dire “non tanto; seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino…”