Vivo ormai,
vivo.
E nonostante il tempo mi stupisco ancora
dell’angolo di mondo sicuro
che sai dipingere.
Voce rassicurante del mio ieri,
del mio oggi, del mio sempre.
E gli altri non capiscono mai
il perchè
dei nostri silenzi,
delle nostre mattine.
Ma a me non importa,
restiamo così
come siamo,
come dovremmo essere,
tu punto fisso,
io piuma al vento.
È la voce,
che mi aiuta a trovare sempre
la strada di casa
quando il mondo è troppo grande e troppo estraneo.
Lei risuona chiara e inconfondibile nel caos.
È un richiamo
che riconoscerei tra mille.
Di colpo zittisce incurante tutte le mie paure,
le mie nostalgie.
Costruisce una linea luminosa,
un filo di Arianna per arrivare
lì, dove ho nascosto le mie fragilità,
le mie paure.
Le mie lacrime giacciono mute
in una scatola sotto al tuo letto.
Nascoste, sicure.
E finisce che mi addormento
in un letto estraneo, il sorriso sul viso.
All’alba sono di nuovo la donna
che non si arrende
mai,
quella che irride gli stronzi, la paura, la morte.
Quella che inganna il demonio.
Ma quando non resta che la ragazzina,
quando non restano che le paure,
le distanze, la nostalgia.
Quando non ho altri occhi
che quelli enormi e tristi e carichi di paura
della prima notte.
Allora, allungo una mano.
È poco più di un gemito.

E si colora la mia speranza,
la volta del cielo si fa coperta
per i miei sogni
lontana mille miglia da casa mia.
Ma non sono mai sola, mai davvero.
Il filo mostra sempre la strada
di casa
e io ricordo
che posso tornare,
posso tornare quando voglio.