Restano in attesa

i miei sogni

delle luci dell’alba.

Vivono di ricordi e maledizioni.

Quanti passi si possono compiere verso una meta?

Esce allo scoperto la donna che so di essere

ma di fronte a voi sono sempre la ragazzina muta.

Lo sarò per sempre.

Richiudo con forza la ferita aperta,

non voglio più essere questa.

Mi scorre sottopelle un brivido.

Ricordi di una me dimenticata.

So che domani ci sarà un altro sole.

E lascio nel languore della città deserta,

abbandonata, quella me inconclusa.

Verso il nettare dell’oblio nella mia testa,

immemore di un’anima in frammenti.

Mi regalasti un campanello d’argento

ti chiesi se era per dirmi che ero tua,

hai scosso la testa

– E’ un dono di libertà, non di possesso, impara a usare la tua libertà.

Cercaci i tuoi sogni, ogni volta che ti senti spersa –

E li ho cercati,

così a lungo

afferrati, voluti, gridati, desiderati, ricostruiti.

Ma ogni passo nella direzione della libertà era un passo lontano da qui,

mi ritrovo estranea a casa mia.

Cerco nello specchio quella ragazzina che sorride,

ma non di un sorriso normale,

quella che sorride come chi è estasiato dalla vita.

La libertà ha mutato il suo cuore in cenere.

Per estraniare il dolore, la mancanza, la delusione

ha estraniato tutto il resto.

Sono algida, com’ero prima di tutti i sogni.

Indifferente

al mondo, a te.

Eppure un bagliore di gratitudine risplende sotto la superficie,

che questa vita è iniziata così

e forse non doveva che concludersi così;

forse una speranza non l’ha mai nemmeno avuta,

perchè era nata già morta, coi giorni contati.

E io li ho spesi tutti troppo in fretta, troppo presa,

entusiasta, innamorata

della vita che mi andavi regalando.

Li ho spremuti fino all’ultima goccia,

drogata com’ero di quella linfa entusiasmante.

Ma è la solita vecchia storia,

non appartengo a questo posto, o forse si, solo in parte, come sempre.

Non appartengo davvero a nessun luogo,

perchè nessun luogo appartiene mai davvero a me.

Per un attimo mi ero illusa,

di appartenere alla persona, non al luogo.

Che bastasse il mio coraggio per tutti e due,

e la tua fiducia.

Ma non è mai così, ci vuole coraggio a mezzo e fiducia a mezzo.

Le compensazioni falliscono sempre.

Ma ciò che so, che davvero so,

è che non voglio sentirmi mai più così.

Mai più impotente, inamata, imperfetta, sbagliata.

Non voglio mai più che una persona che amo mi faccia sentire così.

Tu mi facevi sentire così, tutto il tempo.

E poi, raramente, si apriva uno spiraglio

e allora tutto diveniva straordinario.

IO divenivo straordinaria.

Bellissima, splendida, vitale, perfetta, adorata.

E così felice da pensare che bastava, bastava a compensare il resto.

Ma no.

Non voglio sentirmi così.

Mai più.

E la codardia ha già fatto il suo corso.

Resta il rimorso, non il rimpianto

e va bene così.

Continuo il mio viaggio per cercare il mio posto nel mondo,

chissà che accadrà,

ma vorrei raccontarti, sai, della donna che sono diventata.

Ma è una strana magia, la tua.

Splendida e orribile.

Una parola e mi torna a battere il cuore,

non sono più io,

sono di nuovo la ragazzina fragile.

Ma non voglio, non voglio più.

Eppure…

– Ah sei proprio tu! Ma si, grande e grosso, forse non è male che sei cresciuto, sei sempre stato più grosso di me, ma forse ora ci divertiremo il doppio!-

– MOIRAAA!

– Pet! Ci divertiremo! Che spasso, quanti bei giochi! –

– Tu sei una fff… –

– Fatina! –

– Uno sp-sp.. –

– Spiritello! E se il meno è il più io non avrò mai fine, Peter Pan –

– Peter Banning –

– Pan!-

– Banning –

– Pan!-

– Banning –

– Beh comunque ti chiami sei sempre tu, perchè una sola persona al mondo ha quell’odore –

– Odore? –

– L’odore di chi ha cavalcato sulle ali del vento, di cento estati da favola passate a dormire sugli alberi, delle avventure con indiani e pirati! Ah, ti ricordi Peter? Il mondo era nostro, potevamo fare tutto oppure niente, ma ogni cosa era importante perchè eravamo noi a farla! –

(Hook – regia di S. Spielberg, 1991)