3.20

c’ho persino un po’ sonno, evviva!

Ma c’ho pure il momento filosofia, e poi devo aspettare che ‘sto stronzo di aggiornamento del kernel finisca di installarsi.

Oggi finiscono le mie “vacanze”, da domani lavoro.

E siccome a me mi piace un sacco vedere momenti di chiusura, cicli che finiscono, nuovi inizi e tutte cose me lo vedo pure qua, adesso.

Si conclude il mio periodo “disoccupata spiantata”.

E forse pure un anno di deliri.

Forse, c’è voluto più di un attimo per ritrovarmi la capoccia.

Eh si, me sa di si.

Almeno qualcosa me la sono chiarita: non voglio legarmi.

Che non vuol dire non voglio legami.

Si può voler bene pure senza incatenare, ecco, forse questa è la lezione più importante che ho imparato…che le cose belle, quelle belle davvero, te le senti tue, non è un continuo adattarsi per non morire.

Che forse, se ti ci senti così in una situazione, non ne vale poi tanto la pena.

Che è lecito averci le paure e le paranoie, e farle contare tanto quanto quelle degli altri.

E che ho tutto il tempo del mondo per capire cosa voglio, che non c’è una data di scadenza, nella vita, nel lavoro, nell’amore…

Mi ostino a pensare che per quanto io abbia cercato di sfuggire, correre via e cambiare le cose tutto dovesse andare esattamente com’è andato.

Che fossero tutti passaggi necessari a farmi arrivare dove sono.

Che prima di aver davvero digerito le cose non si potesse proprio fare diversamente.

E la cosa più assurda è che in questo momento mi sento la persona meno sola del mondo.

Sarà che tutti qui sono super gentili e si occupano un sacco di me, ma nonostante io sia in una casa vuota, alla periferia di un paesino sperduto nell’hinterland torinese, non mi sento affatto sola.

Sono felice.

Forse è una felicità piccola, ma pur sempre una felicità.

Non so, forse è la sicurezza di ritrovare le persone esattamente lì, dove le ho lasciate…o che nonostante tutto le persone che davvero contano sono sempre state con me, in un modo o nell’altro.

Sono ora convinta più che mai che i chilometri non fanno le distanze, siamo noi a farle.

Che sono lontani esattamente come tre, cinque, sette anni fa…ma immensamente più vicini, perchè adesso sono io, quella libera.

Sono sempre più convinta che se una persona ti vuole bene ti lascia andare, quando vede che ne hai bisogno.

E io ne avevo davvero, davvero bisogno.

Avevo bisogno di prendere le distanze, di capire.

Avevo bisogno di riprendermi la vita, i sogni, il coraggio, le felicità…

Credo che tutti abbiamo bisogno di non sentirci soli, a volte.

Io ora ho bisogno del mio spazio, del mio andare per il mondo senza una meta…per scoprirmi, per sentirmi libera, viva, ancora qui…per sentire che la brutalità non mi ha annichilito l’anima.

Ma voi, voi che mi avete incoraggiata, che mi avete sostenuta, che mi avete ascoltata, aiutata…che mi avete insegnato, che mi avete capito, che mi avete abbracciata, che mi avete sorriso.

Che avete bevuto con me, con i quali ho condiviso qualcosa, tanto o poco non importa…a tutti voi auguro di sentirvi almeno una volta nella vita come mi sto sentendo io adesso, senza un problema al mondo.

E prima o poi, esattamente quando sarà il momento, le nostre strade si incroceranno di nuovo.

E chissà chi sarò diventata, e chi sarete diventati voi.

…See ya in hell!