Pensieri riottosi,

rabbiosi, malvagi.

Non riesco ancora a crederci,

i flash riaffiorano sparsi dalla memoria come schegge di vetro.

A caso.

Ma basta solo la sensazione, un’eco lontana

ed ecco la rabbia di bestia ferita che riemerge;

il terrore cieco.

Voglia di urlare.

Sono in momenti come questo che vorrei essere trovata,

proprio lì, proprio in quel momento in cui sono più forte

e prendermi la rivincita.

Dimostrare che non mi terrorizzi più.

Far uscire solo la rabbia,

quella che bruciava

con le tue mani attorno ai polsi,

quella di quando sfinita fissavo il pavimento.

Quella che mi ripeteva nella testa “voglio uscire, uscire da questa stanza, adesso.”

Quanta umiliazione.

Sentirsi impotenti, sentire di non appartenersi più.

Sentire il respiro che manca,

mentre mi costringi a stare seduta su quella cazzo di sedia;

è tutto quello che posso fare, stare seduta a piangere,

fissando il pavimento.

Per non morire, per non impazzire.

Lo sguardo che si alza a chiedere aiuto, implorante.

Aiutami.

Ho paura, dici di amarmi, allora aiutami.

Ma lei non mi guarda,

dal suo angolo fa finta di niente.

Osserva con occhi vuoti la mia anima andare in pezzi.

Non le importa di nulla se non di se stessa,

ma io non riesco a crederci, non riesco a non vederci un male perverso e infame.

Potevi lasciarmi andare,

avresti comunque ottenuto la tua vittoria.

Perché aiutarlo?

Perché lasciare che mi torturasse, mi distruggesse, mi umiliasse?

E sento che non ho mai odiato tanto qualcuno.

Vorrei urlarvi che sono sopravvissuta nonostante tutto,

nonostante voi.

Che anche se mi avete derisa, umiliata, fatta a pezzi, picchiata,

se avete preso ogni parte di me e l’avete divelta, uccisa, bruciata

ho resistito, ho ricostruito tutto da zero.

Che mi rifiuto di vivere nella paura.

Anche se a volte le vostre cicatrici pesano,

più dolorose che mai.

Mi accendo una sigaretta tentando di calmarmi.

E vorrei raccontarla questa storia,

fatta di solitudini infinite;

di incertezze grandi come fiumi.

Rabbia senza fine.

Vorrei parlare di ogni sacrosanto passo fatto

con immensa fatica,

di ogni notte passata a resistere

all’ansia.

Del senso di perduto.

Del non sapere più che fare, dove andare, in cosa sperare.

Ma la voglia di continuare a vivere come sola certezza.

E so che un giorno ve lo risputerò addosso il vostro male,

e vi parlerò di tutta la vita che mi sono ripresa,

di tutte le sfide che ho affrontato,

di tutte le paure che ho dovuto soffocare,

che ora sono una persona diversa,

quella che sarei sempre dovuta essere.

Quella che non avreste creduto,

quella che, nonostante tutto, non siete riusciti a uccidere.

Perché quella fatta per resistere a tutto,

per rialzarsi sempre,

per combattere fino alla fine,

quella che non si arrenderà mai,

quella forte davvero

ero io, sono sempre stata io.